Shinjū. Una storia d'amore
L’epifania della vita sull’orlo dell’abisso: dal buio della disperazione al viaggio di liberazione
Alla vigilia della sua uscita, Shinju – Una storia d’amore si preannunciava come un’opera di nicchia, quasi ai limiti della pubblicabilità: il ritratto di un Usamaru Furuya dedito a dare libero sfogo alle proprie ossessioni più scabrose, tra erotismo estremo, deviazioni e tematiche disturbanti. L'effettiva esperienza di lettura si rivela tuttavia spiazzante, ribaltando completamente ogni premessa per regalare al lettore una delle opere più intense, mature e sorprendenti di tutta la produzione del mangaka.
Lungi dall'essere un mero compiacimento provocatorio, Shinju si configura come un'inaspettata opera di formazione sui generis, un vero e proprio percorso iniziatico e spirituale. I due giovanissimi protagonisti muovono da una condizione di alienazione drammatica, schiacciati da un contesto esistenziale borderline per il quale gli adulti sono i primi responsabili. L'incontro reciproco diventa l'unico rifugio possibile, una bolla che sfocia nella pianificazione del shinju — il doppio suicidio d'amore — inteso non come semplice resa, ma come disperata fuga verso l'estasi e la salvezza.
L'architettura del manga si sviluppa attraverso una contrapposizione netta e di rara efficacia narrativa: la prima parte, cupa e soffocante, mappa l'inferno quotidiano dei protagonisti, indagando le radici del loro dolore e la progressiva, morbosa fusione delle loro anime; la seconda parte trasfigura il racconto in un viaggio di scoperta attraverso il Giappone, diretto verso il Monte Osore — luogo reale, sede di un santuario legato al confine tra il mondo dei vivi e l'aldilà, e meta di un reale pellegrinaggio compiuto dallo stesso Furuya.
È proprio in questo spazio liminale e quasi sacrale che la narrazione compie il suo prodigio. L'idea della morte, pianificata come fine ultimo, si scontra con la potenza del luogo e con un risveglio percettivo inatteso. In un'epifania profondamente religiosa — nel senso più autentico ed etimologico del termine, di ricongiungimento e di unione, in questo caso con la natura e con la propria essenza —, il desiderio del suicidio si dissolve, convertendosi nell'urlo di una ritrovata ed irrefrenabile volontà di vivere. La maturazione dei due ragazzi si compie nello scarto con il mondo adulto: superati i traumi e scacciata l'apatia, i protagonisti riemergono dalla soglia dell'abisso più consapevoli, autonomi e vivi di chi li circonda.
Lo stato di grazia di un autore
Dal punto di vista formale ed emotivo, Shinju rappresenta per me forse il punto più alto del talento di Furuya. L'opera appare impeccabile: non c'è una sola sequenza, un passaggio di dialogo o una scelta di regia grafica che risulti superflua o fuori posto. Ogni tavola testimonia una grazia formale rara, dietro la quale traspare una genuina urgenza narrativa e un amore sconfinato per il disegno e per la storia raccontata. In questo inno alla vita si avverte una risonanza intima, quasi l'autore avesse proiettato nella vicenda il proprio personale confronto con il dolore e il desiderio di riaffermare la propria presenza nel mondo, sia come uomo sia come artista. Shinju – Una storia d’amore si attesta così come un gioiello prezioso e un rarissimo esempio di narrazione capace di trasformare la prospettiva della morte in una celebrazione luminosa, viscerale e indimenticabile dell'esistenza.
Alla vigilia della sua uscita, Shinju – Una storia d’amore si preannunciava come un’opera di nicchia, quasi ai limiti della pubblicabilità: il ritratto di un Usamaru Furuya dedito a dare libero sfogo alle proprie ossessioni più scabrose, tra erotismo estremo, deviazioni e tematiche disturbanti. L'effettiva esperienza di lettura si rivela tuttavia spiazzante, ribaltando completamente ogni premessa per regalare al lettore una delle opere più intense, mature e sorprendenti di tutta la produzione del mangaka.
Lungi dall'essere un mero compiacimento provocatorio, Shinju si configura come un'inaspettata opera di formazione sui generis, un vero e proprio percorso iniziatico e spirituale. I due giovanissimi protagonisti muovono da una condizione di alienazione drammatica, schiacciati da un contesto esistenziale borderline per il quale gli adulti sono i primi responsabili. L'incontro reciproco diventa l'unico rifugio possibile, una bolla che sfocia nella pianificazione del shinju — il doppio suicidio d'amore — inteso non come semplice resa, ma come disperata fuga verso l'estasi e la salvezza.
L'architettura del manga si sviluppa attraverso una contrapposizione netta e di rara efficacia narrativa: la prima parte, cupa e soffocante, mappa l'inferno quotidiano dei protagonisti, indagando le radici del loro dolore e la progressiva, morbosa fusione delle loro anime; la seconda parte trasfigura il racconto in un viaggio di scoperta attraverso il Giappone, diretto verso il Monte Osore — luogo reale, sede di un santuario legato al confine tra il mondo dei vivi e l'aldilà, e meta di un reale pellegrinaggio compiuto dallo stesso Furuya.
È proprio in questo spazio liminale e quasi sacrale che la narrazione compie il suo prodigio. L'idea della morte, pianificata come fine ultimo, si scontra con la potenza del luogo e con un risveglio percettivo inatteso. In un'epifania profondamente religiosa — nel senso più autentico ed etimologico del termine, di ricongiungimento e di unione, in questo caso con la natura e con la propria essenza —, il desiderio del suicidio si dissolve, convertendosi nell'urlo di una ritrovata ed irrefrenabile volontà di vivere. La maturazione dei due ragazzi si compie nello scarto con il mondo adulto: superati i traumi e scacciata l'apatia, i protagonisti riemergono dalla soglia dell'abisso più consapevoli, autonomi e vivi di chi li circonda.
Lo stato di grazia di un autore
Dal punto di vista formale ed emotivo, Shinju rappresenta per me forse il punto più alto del talento di Furuya. L'opera appare impeccabile: non c'è una sola sequenza, un passaggio di dialogo o una scelta di regia grafica che risulti superflua o fuori posto. Ogni tavola testimonia una grazia formale rara, dietro la quale traspare una genuina urgenza narrativa e un amore sconfinato per il disegno e per la storia raccontata. In questo inno alla vita si avverte una risonanza intima, quasi l'autore avesse proiettato nella vicenda il proprio personale confronto con il dolore e il desiderio di riaffermare la propria presenza nel mondo, sia come uomo sia come artista. Shinju – Una storia d’amore si attesta così come un gioiello prezioso e un rarissimo esempio di narrazione capace di trasformare la prospettiva della morte in una celebrazione luminosa, viscerale e indimenticabile dell'esistenza.
Ho appena finito di leggere “Shinju” di Usamaru Furuya, pubblicato in Italia da Coconino Press nella collana Doku. È stata una lettura che mi ha conquistato fin dalle prime pagine, tanto da tenermi incollato al volume fino alla conclusione. Furuya propone una storia particolare e fuori dagli schemi, capace di affrontare tematiche delicate con grande intensità.
La vicenda ruota attorno a Toyama Eishin e Kusunoki Noel, due personaggi accomunati da una profonda propensione al suicidio. Da questo presupposto prende vita una narrazione che alterna momenti di tensione, introspezione e riflessione, sviluppando un rapporto complesso tra i protagonisti. È una storia che riesce a coinvolgere senza ricorrere a colpi di scena forzati, mantenendo sempre alta la curiosità del lettore.
Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente è proprio il modo in cui l'autore affronta un tema così delicato. Pur trattando argomenti pesanti, la narrazione non risulta mai gratuita o eccessiva, ma cerca piuttosto di esplorare la psicologia dei protagonisti e il significato delle loro scelte. È una lettura particolare, che probabilmente non può piacere a tutti, ma proprio questa sua unicità rappresenta uno dei suoi maggiori punti di forza.
Dal punto di vista artistico, Usamaru Furuya conferma ancora una volta il suo talento. I disegni sono eleganti, dettagliati e molto espressivi, capaci di valorizzare sia i momenti più intimi sia quelli più drammatici. L'atmosfera che riesce a creare accompagna perfettamente la storia, rendendo ogni tavola estremamente coinvolgente.
Anche l'edizione di Coconino Press è molto curata, come da tradizione della collana Doku, offrendo un volume di ottima qualità sia nella stampa sia nella realizzazione complessiva.
Nel complesso “Shinju” è un manga intenso, insolito e capace di lasciare il segno. La particolarità della storia e l'ottima caratterizzazione dei protagonisti rendono la lettura estremamente coinvolgente dall'inizio alla fine. Il mio voto finale è 9/10, un'opera che consiglio a chi cerca un racconto psicologico diverso dal solito e ricco di spunti di riflessione.
La vicenda ruota attorno a Toyama Eishin e Kusunoki Noel, due personaggi accomunati da una profonda propensione al suicidio. Da questo presupposto prende vita una narrazione che alterna momenti di tensione, introspezione e riflessione, sviluppando un rapporto complesso tra i protagonisti. È una storia che riesce a coinvolgere senza ricorrere a colpi di scena forzati, mantenendo sempre alta la curiosità del lettore.
Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente è proprio il modo in cui l'autore affronta un tema così delicato. Pur trattando argomenti pesanti, la narrazione non risulta mai gratuita o eccessiva, ma cerca piuttosto di esplorare la psicologia dei protagonisti e il significato delle loro scelte. È una lettura particolare, che probabilmente non può piacere a tutti, ma proprio questa sua unicità rappresenta uno dei suoi maggiori punti di forza.
Dal punto di vista artistico, Usamaru Furuya conferma ancora una volta il suo talento. I disegni sono eleganti, dettagliati e molto espressivi, capaci di valorizzare sia i momenti più intimi sia quelli più drammatici. L'atmosfera che riesce a creare accompagna perfettamente la storia, rendendo ogni tavola estremamente coinvolgente.
Anche l'edizione di Coconino Press è molto curata, come da tradizione della collana Doku, offrendo un volume di ottima qualità sia nella stampa sia nella realizzazione complessiva.
Nel complesso “Shinju” è un manga intenso, insolito e capace di lasciare il segno. La particolarità della storia e l'ottima caratterizzazione dei protagonisti rendono la lettura estremamente coinvolgente dall'inizio alla fine. Il mio voto finale è 9/10, un'opera che consiglio a chi cerca un racconto psicologico diverso dal solito e ricco di spunti di riflessione.
Bellissimo manga!
In un volume autoconclusivo Furuya Usamaru riesce a condensare sentimenti potenti, e tematiche intense come la vita, la morte, e la sessualità.
Per la prima volta racconta una storia d'amore e ci riesce con una potenza incredibile, dove la passione è travolgente, il sentimento talmente forte da dominare l'animo.
Il manga è impregnato di forti ed esplicite scene sessuali, fondamentali per raccontare la pulsione erotica che travolge i due protagonisti, adolescenti, disillusi, desiderosi di porre fine a una vita che per loro si rivela una tortura.
Negli adolescenti, questi sentimenti di vuoto esistenziale sono frequenti, tuttavia possono perdurare anche in età adulta, come successo all'autore stesso per sua ammissione: l'ansia, il dolore e la solitudine più nera dominano l'animo dei due protagonisti che, devastati da ambienti familiari tossici e logoranti che aumentano quel senso di disperazione, trovano l'uno nell'altro uno spirito affine che li lega indissolubilmente verso l'oblio oscuro.
I due quindi progettano di concedersi in tutto e per tutto, fisicamente travolti da una passione incredibile e da un erotismo impetuoso, sentimentale, spirituale, progettando un doppio suicidio d'amore, che dà il titolo all'opera, per fuggire da un mondo acido e logorante che non dona a loro altro che sofferenza emotiva ed esistenziale.
I disegni sono bellissimi e realistici, tipici dell'autore.
La storia sulla genesi di questo manga è bellissima e insolita: Usamaru Furuya non riuscì a pubblicarla in Giappone a causa della censura (troppe scene di sesso, scene di strangolamento e il contenuto legato al suicidio) perciò propose il volume alla Coconino press, che accettò la pubblicazione!
Parliamo quindi di un volume edito in primis nel nostro bel paese, inedito in Giappone!
La Coconino press ha fatto un volume bellissimo, di ottima qualità, tutto a colori!
Lode a questa casa editrice per questo splendido lavoro.
Usamaru Furuya, che è stato diverse volte in Italia, è venuto apposta quest'anno a presentare questo volume per la sua prima pubblicazione al Romics, per poi fare sessione autografi a Milano e Torino.
Il volume si conclude con una Postfazione che racconta la genesi di queste tematiche, care all'autore, dove racconta il suo vuoto esistenziale adolescenziale, il fatto che, quando andava a scuola, passava sempre vicino a una strada dove lo scrittore Dazai Osamu (famoso per "Lo squalificato" che Furuya adattò a manga- edito da Planet manga da noi) si gettò insieme alla sua amante e che la cosa lo segnò profondamente.
Straconsigliato, soprattutto a chi cerca una lettura densa di romanticismo, di drammaticità ed erotismo.
In un volume autoconclusivo Furuya Usamaru riesce a condensare sentimenti potenti, e tematiche intense come la vita, la morte, e la sessualità.
Per la prima volta racconta una storia d'amore e ci riesce con una potenza incredibile, dove la passione è travolgente, il sentimento talmente forte da dominare l'animo.
Il manga è impregnato di forti ed esplicite scene sessuali, fondamentali per raccontare la pulsione erotica che travolge i due protagonisti, adolescenti, disillusi, desiderosi di porre fine a una vita che per loro si rivela una tortura.
Negli adolescenti, questi sentimenti di vuoto esistenziale sono frequenti, tuttavia possono perdurare anche in età adulta, come successo all'autore stesso per sua ammissione: l'ansia, il dolore e la solitudine più nera dominano l'animo dei due protagonisti che, devastati da ambienti familiari tossici e logoranti che aumentano quel senso di disperazione, trovano l'uno nell'altro uno spirito affine che li lega indissolubilmente verso l'oblio oscuro.
I due quindi progettano di concedersi in tutto e per tutto, fisicamente travolti da una passione incredibile e da un erotismo impetuoso, sentimentale, spirituale, progettando un doppio suicidio d'amore, che dà il titolo all'opera, per fuggire da un mondo acido e logorante che non dona a loro altro che sofferenza emotiva ed esistenziale.
I disegni sono bellissimi e realistici, tipici dell'autore.
La storia sulla genesi di questo manga è bellissima e insolita: Usamaru Furuya non riuscì a pubblicarla in Giappone a causa della censura (troppe scene di sesso, scene di strangolamento e il contenuto legato al suicidio) perciò propose il volume alla Coconino press, che accettò la pubblicazione!
Parliamo quindi di un volume edito in primis nel nostro bel paese, inedito in Giappone!
La Coconino press ha fatto un volume bellissimo, di ottima qualità, tutto a colori!
Lode a questa casa editrice per questo splendido lavoro.
Usamaru Furuya, che è stato diverse volte in Italia, è venuto apposta quest'anno a presentare questo volume per la sua prima pubblicazione al Romics, per poi fare sessione autografi a Milano e Torino.
Il volume si conclude con una Postfazione che racconta la genesi di queste tematiche, care all'autore, dove racconta il suo vuoto esistenziale adolescenziale, il fatto che, quando andava a scuola, passava sempre vicino a una strada dove lo scrittore Dazai Osamu (famoso per "Lo squalificato" che Furuya adattò a manga- edito da Planet manga da noi) si gettò insieme alla sua amante e che la cosa lo segnò profondamente.
Straconsigliato, soprattutto a chi cerca una lettura densa di romanticismo, di drammaticità ed erotismo.